Stefano Lista - On board

BIOGRAFIA

 

Sono nato nel 1974 e ho studiato Economia. All’età di 36 anni ho deciso di lasciare il mio lavoro per dedicarmi completamente alla fotografia. Ho iniziato a studiarla a partire dalla sua storia, dal suo linguaggio e dai suoi più grandi autori. Oggi sono un fotografo documentario e un formatore.
Sono interessato particolarmente a due temi:
1) la fotografia umanistica che ritrae l’uomo nel momento in cui abbassa la guardia e si spoglia, con o senza consapevolezza, dell’immagine di se che vorrebbe proporre agli altri;
2) l’indagine sul concetto di “reclusione” fisica e spirituale cui l’uomo è sottoposto o si sottopone per scelta.
Le mie fotografie sono state esposte a Tokyo, Bruxelles, San Francisco, Parigi, Roma, Londra, Barcellona, Amburgo, Trieste.
Insieme a mia moglie Adele realizzo servizi di reportage di matrimonio proponendo una visione documentaria e innovativa della fotografia di cerimonia. Inoltre sono direttore di Meshroom, una delle più grandi scuole di fotografia del Centro Italia.
Alcuni miei lavori sono distribuiti per scopi editoriali dall’Agenzia Parallelozero.

Sono testimonial del brand Album Epoca.

 

 

ON BOARD

 

I “nonluoghi”, secondo l’antropologo francese Marc Augé, sono quegli spazi che negano l’identità, le relazioni e la storia. Spazi spesso costruiti su misura per rassicurare i loro fruitori attraverso la riproposizione di format conosciuti e spingerli al desiderio frenetico di consumare.

La crociera è il nonluogo per eccellenza quando si parla di RELAZIONI. Sulla nave nulla è lasciato al caso: tutto al suo interno, dalla fruizione degli spazi alla gestione dei tempi, è calcolato con precisione.Tutto risponde a criteri di efficienza tecnologica allo stato dell’arte. Il risultato è una spersonalizzazione delle relazioni che riduce il crocierista ad attore di un copione già scritto da altri.


La crociera è il nonluogo per eccellenza quando riduce la STORIA e le CULTURE alla stregua di “curiosità” o “oggetti interessanti”. A bordo è possibile trovare bar e ristoranti che richiamano differenti stili, culture o epoche storiche. Ma la storia a bordo è fatta di plastica invece che di pietra, di recitazione invece che di esperienza.

La crociera è il nonluogo per eccellenza quando nega L’IDENTITÀ. Il saggista Stefan Zweig ha scritto “Una volta l’uomo aveva un’anima e un corpo, oggi ha bisogno anche di un passaporto, altrimenti non viene trattato da essere umano”. Ciò che identifica il passeggero è la sua “card” con la quale potrà entrare, uscire e consumare. L’utente/passeggero/cliente non ha bisogno di farsi conoscere e di farsi accettare dalla comunità a bordo. Non è richiesto alcuno sforzo di integrazione e di conoscenza reciproca. È sufficiente che sia identificato come utente solvibile. Attenderà il proprio turno, seguirà le istruzioni, fruirà del prodotto per un periodo transitorio. E alla fine pagherà.

I crocieristi sono vacanzieri abituali, con i loro ritmi, i loro riti e i loro miti.
Sono rassicurati continuamente dalla possibilità di individuare a bordo tutto ciò che la televisione o il web propongono come modello di vita.

Ma quando tra i ruoli di attori della “grande commedia” si intravedono fessure di umanità,  ci si accorge che lo sforzo entusiastico di divertirsi spesso lascia spazio ad una realtà fatta di noia, disorientamento e solitudine.